Il Messico illuminato chiede pace

A migliaia, vestiti di bianco e con una candela in mano, sono scesi per le strade di Città del Messico, Guadalajara, Monterrey. Non sono importati la pioggia di Hermosillo né il caldo torrido di Tijuana.
Nel pomeriggio di ieri in 70 città messicane, ed è la prima volta che le altre città si sono unite alla capitale, i cittadini hanno intrapreso la terza marcia in undici anni per dire no alla violenza, no all’insicurezza, no all’impunità. Iluminemos México è il titolo che gli organizzatori hanno dato alla manifestazione silenziosa, senza simboli di nessun genere, solo le candele per lluminare il Paese, i vestiti candidi dei partecipanti e qualche tricolore messicano innalzato qui e là.


Cosa c’è di diverso rispetto alle due marce precedenti? si sono chiesti i media in questi ultimi giorni, mentre le
ONG organizzavano freneticamente gli ultimi dettagli. C’è indubbiamente la partecipazione di tutto il Messico e non solo dei cittadini del DF, come i messicani chiamano la loro capitale: migliaia di persone hanno manifestato dalla frontiera con gli Stati Uniti a quella con il Guatemala, dalle ricche città del turismo cosmpolita a quelle degli Stati più poveri dell’interno. C’è un sequestro, quello terminato con
l’assassinio del 14enne Fernando Marti, nonostante la sua famiglia avesse pagato il riscatto, che ha choccato e mosso le coscienze del Paese. E c’è un uomo, Alejandro Marti, il padre di Fernando, che ha deciso di reagire, affinché l’uccisione di suo figlio non sia inutile.
“Se chiedendovi di lottare contro l’impunità e la corruzione noi messicani vi poniamo il livello della sfda troppo in alto, se non siete in grado, allora dimettetevi, lasciate il vostro posto a chi con entusiasmo e passione intende provarci” ha detto Marti in una riunione delle massime autorità statali che ha portato a identificare 72 punti per la lotta alla criminalità. Quella frase dell’imprenditore è il motto del nuovo Messico. “Se non siete in grado, andatevene!” E’ stato una delle consegne di ieri pomeriggio, insieme a Basta ya!, Adesso basta!, Queremos paz, Vogliamo la pace, Basta sequestri, Basta violenza. La sfida non è solo
ai criminali che insanguinano il Messico, l’ultimo efferrato delitto nella penisola dello Yucatan, dove sono stati trovati tredici corpi decapitati, ma è alla classe politica, ai dirigenti delle forze di polizia e militari, a chiunque accetti la corruzione e la convivenza con il crimine che impediscono al Messico di sollevarsi.
Sono scese per le strade insicure delle città messicane, per una volta vegliate da migliaia di poliziotti, intere famiglie e gruppi di lavoratori, giovani e anziani, cittadini comuni e volti famosi della tv e della musica, a
cominciare dall’attrice Laura Zapata, rapita qualche anno fa con la sorella Ernestina Sodi (suocera del protagonista di Y tu mamá también e Dirty dancing 2 Diego Luna) perché zia della cantante e attrice Thalia e di suo marito Tommy Mottola, il manager musicale che ha lanciato Mariah Carey. Hanno manifestato nei giorni scorsi il sì alla manifestazione attori come Verónica Castro o Eduardo Santamarina, star delle telenovelas di Televisa, band giovanili come i Timbiriche, il cast appena rinnovato del musical Aventurera, che è stato per anni uno dei cavalli di battaglia di Edith González (in Italia l’abbiamo vista in Cuore selvaggio, Blanca Vidal e molte telenovelas). Anche Juanes, in visita per alcuni giorni a Città del Messico, ha dato pubblico appoggio a Iluminemos México, ricordando che la sua Colombia ha iniziato a cambiare e a credere in un Paese migliore possibile quando i cittadini hanno iniziato ad esigere pace e tranquillità. Il calcio ha vluto essere presente giocando le partite in programma ieri con un pallone bianco, il colore di Iluminemos México.
Ha provato a manifestare anche l’uomo del momento, Alejandro Marti. Ma gli è stato impossibile: non appena i media e i partecipanti l’hanno riconociuto è stato “travolto” dalle telecamere e da decine di persone
che volevano salutarlo, ringraziarlo e manifestargli simpatia: “Non vogliamo liti né discussioni partitiste, vogliamo che tutti lottino per un Messico migliore, questo è quello che chiediamo noi cittadini.
Meritiamo di recuperare il Messico e noi che stiamo marciando ce lo meritiamo, perché stiamo lavorando per riuscirci” ha detto poco prima di abbandonare la manifestazione.
A Città del Messico ci sono volute oltre tre ore per arrivare dall’Angel de la Independencia fino allo Zocalo. Quando i partecipanti hanno riempito la piazza per cui sono passati tutte le rivoluzioni mancate e perdute del Paese, da Emiliano Zapata fino al subcomandante Marcos, era già l’atardecer, l’imbrunire. A quel punto le migliaia di candele hanno iniziato a brillare e ad illuminare la piazza silenziosa, sotto l’immanente
architettura coloniale della grande Cattedrale e il grande tricolore del Messico. Poco dopo i manifestanti hanno cantato insieme l’inno nazionale e le campane della Cattedrale hanno iniziato a suonare a lutto, per ricordare tutte le persone che non hanno potuto manifestare e che esigono giustizia, siano dove siano a causa di criminali, sequestratori e assassini.
Sulla manifestazione messicana trovate, in spagnolo, uno speciale su El Universal, con una bella galleria fotografica sulla marcia nel Distrito Federal; video e foto anche su univision.com

Pubblicato il ottobre 3, 2008, in news, studio399mx con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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